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Otto domande a Elisa Montaldo (Il Tempio delle Clessidre)

Tra le formazioni prog italiane dell'ultimo periodo, il Tempio delle Clessidre si è già ritagliato un suo spazio, guadagnando inoltre buoni responsi di critica e pubblico. Un trend che sembra confermarsi con l'ultimo lavoro della band, "Il-ludere", sul quale abbiamo interpellato la tastierista e compositrice Elisa Montaldo: ecco le sue risposte alle domande di AltreMuse.

1) Come definireste a chi non vi conosce la vostra musica attuale?

Elisa Montaldo -
La musica de Il Tempio delle Clessidre può essere definita come una varietà di stili fusi insieme: le influenze, i gusti personali, le visioni di ciascuno di noi entrano in gioco e danno vita a un mondo musicale tutto da scoprire. Le sonorità si rifanno al rock progressivo degli anni ’70, ma non mancano spunti hard rock, folk e da colonna sonora. Ci piace provare a dipingere immagini e a solleticare la fantasia dell’ascoltatore ad “entrare in gioco”, farsi trasportare e prendere parte alla magia che la musica sa creare.

2) Che novità ci sono in questo vostro ultimo disco rispetto ai precedenti?

E.M. -
“il-lùdere” è un disco apparentemente più “diretto”, con brani più brevi e con riff e melodie più immediate. Questo perché abbiamo sentito l’esigenza di esplorare anche il lato più “ludico” della musica. Non mancano arrangiamenti complicati e suoni in puro stile prog tradizionale, ma l’inserimento ad esempio di parti di batteria più sperimentali, percussioni e suoni processati, e testi talvolta ironici ci hanno portato a concepire questo tipo di concept.

3) Mi sembra particolarmente importante, nei pezzi di “Il-ludere”, il ruolo delle liriche. Come nascono?

E.M. -
Ogni brano è un caso a sé. In questo album anche Giulio e Francesco hanno preso parte attiva alla composizione. Solitamente in generale il testo di una canzone parte da un’idea, da un’esperienza personale…Qui sono presenti anche riferimenti a leggende dei Nativi Americani e visioni fantastiche, ma il tema portante che ha occupato le nostre menti è la connessione tra la vita di tutti i giorni con le sue difficoltà e il gioco, la musica, che hanno funzione appunto di “alleggerire” la vita stessa, in modo costruttivo, riflessivo e pieno di positività.

4) Come si è sviluppata la collaborazione con il noto batterista Mattias Olsson?

E.M. -
Abbiamo conosciuto Mattias durante il NearFest festival in USA: è scattata subito un’intesa artistica e ci siamo ripromessi di non perderci di vista. Dopo qualche anno l’ho invitato a prendere parte al progetto VLY (in cui sono tastierista) e in seguito al mio disco solista: quando ci siamo trovati in necessità di cercare un batterista per il Tempio, la scelta è stata spontanea e gli abbiamo fatto la proposta. Certo non è facile gestire le distanze (lui vive a Stoccolma), ma la sua professionalità e versatilità colma questa lacuna in modo sorprendente!

5) Che riscontri avete dal vivo suonando quest’ultimo disco?

E.M. -
Come sempre non è semplice proporre musica inedita, nuova, ad un pubblico, anche se abituato a “masticare” prog. Nel nostro tour abbiamo concentrato l’attenzione sul suonare i nostri brani nuovi con entusiasmo e allegria, cercando di trasmettere la gioia di essere sul palco e suonare. Il pubblico ha recepito molto bene e spesso ci sono arrivati commenti positivi e meravigliati di quanto sia tangibile l’energia e l’ “amalgama” del gruppo, pur facendo pochissime prove. Spesso siamo riusciti ad emozionare con i brani più evocativi (presentiamo ad esempio il brano “Manitou” cantato in giapponese, come appare sull’edizione speciale del cd distribuita da Disk Union Japan).

6) Qual è secondo voi lo stato di salute attuale del prog italiano?

E.M. -
Il prog è un genere impegnativo, sia per chi lo crea che per chi lo ascolta. Non è facile riuscire a trovare piattaforme con le quali promuoversi, non è facile trovare locali interessati a questo tipo di musica per suonare live, insomma è una crociata per tutti i musicisti devoti a questo genere musicale. A mio parere attualmente la scena prog attuale è davvero molto interessante: il livello musicale è molto alto, la produzione discografica è generalmente migliorata, ci sono tanti artisti e tante proposte interessanti…Ci vorrebbero solo più modi per farsi conoscere e soprattutto suonare dal vivo!

7) Tra i musicisti dell’attuale scena rock-prog, italiani o stranieri, quali stimate di più?

E.M. -
Personalmente stimo molto i gruppi del passato, i cosiddetti “big” che non si sono fermati nella sperimentazione: spesso vediamo molti gruppi “vintage” riproporre negli anni le medesime cose che avevano proposto negli anni ’70: certo è musica senza tempo, spesso capolavori che non devono essere dimenticati, ma a volte mi sembra che ci sia un po’ troppa “nostalgia”. Stimo ad esempio i King Crimson (Robert Fripp in primis), perché negli ultimi anni hanno compiuto ulteriori evoluzioni artistiche (che piacciano o no). Tra i gruppi italiani personalmente stimo molto gli Universal Totem Orchestra, perché propongono un genere difficile ma talmente ben costruito e “attraente”, per via della loro attenzione alle grafiche, sperimentando canti in diverse lingue, creando un mondo tutto loro. In generale stimo le realtà musicali che cercano di esprimere una propria identità e ad ogni album compiono un’evoluzione.

8) Avete come gruppo un progetto futuro a cui tenete molto?

E.M. -
Il progetto futuro del gruppo è quello di riuscire a migliorare in ogni nostro aspetto, ma soprattutto di riuscire ad affrontare tutte le difficoltà che ci si pongono davanti. La distanza logistica, gli impegni della vita di tutti i giorni, a volte il senso di demoralizzazione per non riuscire a trovare quello “spin” che ci permetta di poterci dedicare al massimo in questo progetto…Sono tutte cose che rendono il lavoro del musicista una missione, una battaglia da combattere. Il nostro progetto parte dall’avere sempre nuova energia ed ispirazione, e da questo punto di partenza la musica verrà da sé.

(Settembre 2017)

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