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Otto domande ad Alex Carpani

Con il suo quarto disco Alex Carpani riesce a stupire il suo pubblico e inaugura un nuovo corso che sembra scommettere su intriganti e più moderne sonorità. Proprio su questo, ma anche su altri argomenti, abbiamo interpellato il tastierista, che ha così risposto alle domande di "AltreMuse".

1) Il nuovo disco suona molto diverso dai precedenti. Come mai questa inversione di rotta?

Alex Carpani -
Più che un'inversione di rotta la definirei un cambio di rotta. Una nuova direzione significa una nuova destinazione, un nuovo viaggio e nuovi obiettivi. Tutte cose molto stimolanti per un artista. In mancanza di queste cose il pericolo della ripetizione e dell'auto-referenzialità è sempre dietro l'angolo. Dopo 3 dischi di prog sinfonico di stampo classico, sentivo che avrei iniziato a ripetermi dal quarto in poi...

2) Credi che il pubblico prog ti seguirà anche su questa nuova strada? Quali sono le prime reazioni che registri?

A. C. -
Non lo so. Il pubblico Prog è come il pubblico degli altri generi e in tutti i generi c'è chi apprezza la novità, perché è curioso e vuole andare avanti, così come c'è chi cerca solamente delle conferme alle proprie certezze e, quindi, vuole che le cose siano più o meno sempre uguali. Adesso è presto per farsi un'idea delle reazioni, visto che il disco è uscito appena un mese fa.

3) L'argomento del concept è l'isolamento paradossale delle persone nell'era di Internet: personalmente come vivi il rapporto con i nuovi media?

A. C. -
Lo vivo molto bene, nel senso che lo sfrutto come meglio posso come artista e, a livello personale, ho sempre avuto la curiosità e l'interesse per le nuove tecnologie. Sono una persona a cui piace comunicare e che non rinuncerebbe mai a bere un bicchiere di vino in compagnia in un'osteria o a guardare le nuvole passare sulla testa, seduto con un amico su una panchina, quindi la tecnologia non mi spaventa. La uso per quello che mi può dare e non la subisco mai.

4) Mi sembra decisivo l'apporto vocale di Joe Sal nel contesto del disco: come lo hai scelto?

A. C. -
Hai ragione. Joe, oltre ad essere un bravo vocalist e un bravo interprete, ha saputo anche aggiungere qualcosa in più in questo disco: un'interpretazione vibrante, direi quasi 'lirica' in alcuni momenti, che gira verso destra la manopola dell'intensità e questo è un apporto fondamentale che non deve mai mancare in un progetto musicale.

5) L'album ha sicuramente una dimensione più internazionale: conti di portarlo in concerto anche all'estero?

A. C. -
Ci proveremo. Il 7 maggio intanto suoneremo a Marsiglia al Prog'Sud Festival, dove ormai siamo di casa, visto che ci torniamo per la quinta volta. Ogni volta siamo andati là con progetti diversi e ospiti diversi, mentre questa volta andiamo solo per suonare questo disco e fa molto piacere che ci abbiano chiamato per questo. Ci sono contatti in corso anche con altri Paesi e vedremo cosa verrà fuori. Di sicuro è un album di carattere internazionale, però all'estero bisogna arrivarci perché si accorgano di questo... quindi c'è tanto lavoro da fare in termini di promozione, concerti, distribuzione, ecc.

6) Sei da anni tra i protagonisti del circuito prog italiano: che mondo è davvero visto dall'interno? In sintesi: pregi e difetti.

A. C. -
I pregi sono che il pubblico è molto preparato, molto attento e molto affettuoso. I difetti sono sotto gli occhi di tutti ed è inutile girare il coltello nella piaga... Posso solo dire che il nostro Paese è molto impreparato sotto diversi aspetti: organizzativi, professionali ed anche la mentalità nell'ambiente musicale andrebbe cambiata, perché con la chiusura mentale, il provincialismo e la paura che il successo degli altri sottragga qualcosa a te o debba per forza essere immeritato... non si cresce come sistema e si rimane indietro rispetto agli altri.

7) Dimmi quali dischi o artisti ti hanno più colpito negli ultimi tempi e perchè.

A. C. -
Steven Wilson, sia per quello che ha scritto e fatto negli ultimi 4-5 anni, sia perché è riuscito a sdoganare il Prog come nessun altro a livello mondiale. Apprezzo molto anche gli Haken che, pur essendo molto metal oriented, hanno saputo dosare con equilibrio la durezza e la melodia, il songwriting ricco e di qualità con i groove metallosi che ci si aspetta da una band sotto contratto con la InsideOut.

8) Dopo "So Close. So Far." cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro da Alex Carpani?

A. C. -
Un progetto internazionale, nella direzione tracciata da SC.SF a livello musicale, ma che non uscirà a mio nome, bensì con il nome di una nuova band che nascerà quest'anno e che coinvolgerà musicisti italiani e stranieri. L'obiettivo è di pubblicare un album nel 2017, con relativo tour. Di più non posso dire al momento, comunque c'è già il nome della band e 3/4 dei componenti. Per quanto riguarda, invece, Alex Carpani e ACB, entro l'anno uscirà un live (per il decennale 2006-2016 dell'ACB) e nel 2017 comincerò a scrivere il nuovo album che, sulla carta, potrebbe uscire nel 2018.

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